5 motivi per cui ho detto no al ciuccio!

Ciao a tutte!

In questo articolo voglio parlarvi dei 5 motivi per cui non ho usato il ciuccio per la mia bimba. Prima di proseguire, però, intendo fare una premessa. Questa è semplicemente la mia esperienza, per cui ci tengo a precisare che non demonizzo l’uso di ciuccio e biberon perché credo che ogni mamma debba fare le sue scelte che in ogni caso non sono mai da giudicare.

Detto questo, veniamo al primo motivo. Voi sapete, che mia figlia è nata piccola, ed è dovuta stare per un po’ in ospedale. Subito è stata alimentata con biberon di latte artificiale e spesso le infermiere ricorrevano a glucosata e ciuccio. Infatti quando andavo al nido la trovavo spesso nella sua culla. Una volta a casa, mi sono ripromessa che l’avrei allattata al seno e come prima cosa ho subito pensato che ricorrendo al ciuccio la bimba non si sarebbe poi attaccata spesso e questo avrebbe potuto comprometterne la riuscita. Infatti nei primi giorni dell’allattamento i bimbi vanno attaccati molto spesso al seno poiché questo favorisce la produzione del latte.

Il secondo motivo per cui ho scelto di non usarlo è il seguente. In genere quando si da il ciuccio ad un bimbo, quest’ultimo tende ad ingoiare la sua saliva e sente un senso di sazietà e appagamento che per un po’ lo renderà tranquillo. Purtroppo però dopo un po’ il bimbo diverrà più irrequieto di prima e ve lo ritroverete più lamentoso e scocciato!

Il terzo motivo è legato ai racconti di mia madre che mi dice sempre che io da piccola stavo perennemente col ciuccio!! Non so perché ma quando ci penso non posso fare altro che immaginarmi con un “tappo” in bocca!!

E da qui veniamo al quarto!! Ho sempre pensato che il ciuccio non favorisce il linguaggio del bimbo! Infatti un bimbo che sta sempre col ciuccio, non dico che parlerà più tardi ma di sicuro non sarà stimolato!!

L’ultimo motivo è legato a questa frase: “ma la tua bimba ancora ciuccia al seno? Non starà scambiando il seno come ciuccio??” Scusate ma io odio questa frase!! Semmai è vero il contrario! Da che mondo è mondo il bimbo ciuccia prima al seno della madre e poi caso mai prende il ciuccio!! Quindi scambia il ciuccio come seno!!

Questo è ciò che penso riguardo l’ uso del ciuccio!! E vorrei anche aggiungere che spesso si dice che il ciuccio prevenga la SiDs. (Sindrome della morte improvvisa del lattante) Questo è vero, ma solo quando non si allatta al seno!! Per cui è più corretto dire che per prevenire la SiDs è consigliabile allattare al seno ma se non si può allora si può ricorrere al ciuccio!

Ribadisco che ciò che ho scritto è frutto della mia esperienza personale e ci tenevo a condividerla con voi!

Crescendo in musica

Crescendo in musicaDa qualche mese stiamo frequentando un laboratorio creativo-musicale con la nostra bimba. Ho pensato quindi di condividere con voi quest’esperienza di cui io e mio marito siamo molto entusiasti.
Incuriositi da un’ open day” abbiamo deciso di partecipare al primo incontro… Da subito abbiamo trovato un ambiente accogliente con bimbi dell’età di Sara con i propri genitori Ci hanno subito spiegato che la presenza del genitore è importante perché è la figura di riferimento per il bimbo, che è portato quindi a ripetere ciò che viene proposto durante il corso .
Noi mamme e papa’ siamo seduti a terra insieme ai bambini. Cantiamo, balliamo e sorridiamo insieme a loro. La lezione dura quarantacinque minuti in cui c’ e’ tana musica cantata e movimenti liberi e fluenti, spontaneamente ispirati dalla musica.Vengono inoltre usati accessori quali fazzoletti colorati, cuscini, foulard, grandi teli, piccoli strumenti musicali adatti alla manipolazione da parte dei bambini

L’ obbiettivo del laboratorio è quello di avvicinare precocemente il bambino al mondo dei suoni e alla musica, stimolare la sua creatività e la sua sensibilità attraverso esercizi ritmici, melodici e di coordinazione motoria, consentendogli di divertirsi e allo stesso tempo iniziare ad ampliare il proprio linguaggio espressivo.

L’attiva partecipazione del genitore è indispensabile affinché gli esercizi ed i canti siano eseguiti con successo, quindi è fondamentale l’atteggiamento e l’ascolto dell’adulto accompagnatore.

Questa metodologia educativa affonda le sue radici in alcuni dei principi base della Music Learning Theory di Edwin Gordon e si sviluppa intorno ai successivi approfondimenti e ricerche di Beth Bolton e i contributi del comitato scientifico italiano della Associazione InternazionaleMUSICA IN CULLA

Nell’atteggiamento di ascolto reciproco, “Musica in Culla”  riconosce il fondamento per il potenziamento della comunicazione musicale e nel silenzio individua l’ambito privilegiato di risonanza interiore degli stimoli ricevuti.

Il percorso di apprendimento proposto è teso ad accompagnare il bambino dall’essere accolto al diventare autonomo, sia musicalmente che emotivamente, attraverso gli elementi di ascolto e potenziamento dell’autostima.

La musica è importante e sarebbe opportuno che i bambini sin da piccoli si avvicinassero a questa affascinante disciplina. I corsi sono adatti per la fascia d’ eta’ 0-3 oppure 3-6.

Srcondo l’ACP, (associazione culturale pediatri) cimentarsi nel canto o nel suonare anche in modo rudimentale uno strumento migliorerebbe le connessioni cerebrali rendendo la mente più adattabile ai cambiamenti. Uno studio recente -mostra come il cervello dei bambini esposto alla musica sia particolarmente plastico non solo quando il piccolo fa le sue prime esperienze alla scuola materna, ma addirittura prima che inizi a camminare e parlare. Non è difficile però credere che ascoltare o provare a produrre una melodia stimoli la creatività e possa rendere più sereni e positivi nei confronti degli stimoli esterni. Canticchiare poi una canzoncina al proprio pargolo ancora in fasce è uno dei modi più semplici e spontanei per comunicare con lui e farlo interagire con noi.

Consiglio a tutte voi di frequentare un laboratorio di “musica in culla” insieme ai vostri bimbi, vedrete che sarà davvero una gran bella esperienza!!

Per approfondire l’argomento visita i siti (clicca sui link):  

Nati per la musica & Musica in culla

 

I benefici del babywearing

I benefici del BabywearingPortare i bambini in fascia, quali sono i vantaggi, i benefici e le motivazioni più importanti di questa scelta? All’estero si parla di “Babywearing” mentre in Italia spesso ci si riferisce semplicemente al “portare”. Vediamo quali sono i lati positivi del portare i bambini in fascia e i motivi più importanti per farlo..

Uno dei vantaggi più importanti del portare i bambini in fascia è la comodità. Infatti le mamme e i papà col bimbo in fascia sono in grado di camminare e di muoversi liberamente, a differenza di ciò che accadrebbe col passeggino. Non dovranno più preoccuparsi di ostacoli come scalinate, gradini e marciapiedi che obbligano a sollevare il passeggino o la carrozzina durante le passeggiate e le commissioni quotidiane in cui si portano i bimbi piccoli con sé.

Portare i bambini in fascia è salutare per i genitori, soprattutto per le mamme che con la necessità di accudire il piccolo hanno poco tempo da dedicare a se stesse e all’attività fisica. Con il bimbo in fascia sarà più semplice uscire a fare una passeggiata al parco e in generale muoversi di più durante la giornata, soprattutto nei primi mesi dopo il parto

Le fasce – e gli altri strumenti del portare – sono probabilmente il luogo più sicuro dove il bambino vorrebbe trovarsi, dopo l’utero materno. I piccoli saranno decisamente al sicuro in fascia anche in luoghi affollati o potenzialmente pericolosi. La fascia fornisce sicurezza fisica ed anche emotiva quando necessario, in modo che al di fuori del “portare” i piccoli possano avventurarsi nel mondo e diventare indipendenti al proprio ritmo.

Portare i bambini in fascia, una volta imparata la tecnica, diventa divertente. È più semplice coccolare e massaggiare i bimbi quando si trovano in fascia. Quando il bimbo cresce la fascia permette ai genitori di osservare da vicino le sue reazioni alle meraviglie del mondo che lo circonda. È divertente anche per il bambino, che trovandosi più vicino al volto degli adulti tende ad interagire meglio con loro.

Ecco quali sono i supporti più usati e le loro caratteristiche.

Fascia elastica. è il supporto migliore per la fisiologia del bambino, fermo restando che vanno sempre considerate le esigenze specifiche di ognuno. È una fascia in jersey di cotone, lunga 50 cm e alta 70. La fascia elastica sostiene in maniera ottimale fino 8 kg, poi tende a cedere, non consentendo più la posizione fisiologica del bambino e provocando talvolta qualche dolore alla schiena al genitore. Consente di trasportare solo “pancia a pancia” e con legature a 3 strati.

Fascia di tessuto. Si tratta di un telo sui 4 metri e 60 cm per 70 cm di altezza (le misure sono variabili in base alla corporatura ed alle esigenze del portatore) . Queste fasce di tessuto  (che può essere cotone al 100% oppure cotone misto lino, canapa, seta, bamboo, lana, a seconda delle esigenze della mamma e del bambino) sono i supporti più duraturi, che vanno bene dalla nascita e per tutto il percorso del babywearing. Quella più versatile in assoluto è 100% cotone con grammatura media (la bassa è circa dai 170 ai 215 grammi per metro quadro, la media 120 -135 e l’alta va dai 135 e oltre).

Mei tai. Si tratta di una via di mezzo tra un marsupio strutturato e una fascia, ha origini asiatiche e può essere utilizzato da quando il bambino sostiene la testa (3-4 mesi circa). Il suo utilizzo è per il pancia a pancia e per la schiena. I pro è che ha un utilizzo molto intuitivo, i contro sono che non è contenitivo come la fascia e non permette tante variazioni (non si può portare sul fianco).

Marsupio strutturato. Si tratta di quei marsupi che rispettano la fisiologia del bambino e sono dotati di fibbie e cinturoni. Vanno bene per i bimbi che sostengono la seduta (6-7 mesi) e possono essere trasportati davanti o sulla schiena.

Fascia ad anelli. La fascia “Ring sling” (consigliata quando il piccolo sostiene la testa) si può portare solamente sul fianco ed è un supporto che scarica il peso in maniera non ottimale. Non consente di fare lunghe passeggiate in quanto la posizione laterale fa in modo che il peso non sia adeguatamente distribuito ed il baricentro del portatore non sia in asse, ma facilita il saliscendi quando il bambino vuole scendere e salire spesso

Non esiste il supporto ideale e giusto per tutti, ma ogni mamma, ogni papà ed ogni bambino hanno le proprie esigenze. È importante ascoltarle e rispettarle. Se ci si trova in difficoltà sulla scelta dei supporti può essere di grande aiuto rivolgersi a persone competenti come le consulenti Babywearing Italia, in formazione continua, che svolgono attività di sostegno e supporto tramite consulenze individuali o di gruppo ma anche incontri informativi gratuiti. Babywearing Italia si occupa proprio di divulgare il babywearing come pratica di accudimento e di sostenere i genitori offrendo loro servizi come incontri gratuiti, prestito gratuito di supporti e numerose attività e progetti sociali per grandi e piccini

Vediamo adesso le posizioni da adottare.

Il portare con la fascia inizia con la posizione davanti, pancia a pancia sul corpo del genitore, che per il bambino che si appoggia è letteralmente “il mondo davanti a lui”, un corpo-mondo tutto da sentire, toccare, il terreno su cui fare esperienze sensoriali. La mamma o il papà diventano filtro tra il mondo esterno e il bimbo, che è protetto dall’eccesso di stimoli

Altra posizione proposta è quella sul fianco, pancia (del bimbo) contro fianco (del genitore): è la posizione più naturale per portare, la più spontanea anche quando si porta in braccio. Garantisce ancora la protezione della posizione precedente, ma consente al bimbo un campo visivo più aperto e la partecipazione alla vita di ogni giorno, al ritmo, al ”fianco” dei grandi. E’ una posizione importantissima, di transizione: il piccolo non è più al centro (del corpo, della vita) del genitore, ma comunque ancora in un contatto molto intimo.

Cronologicamente, l’ultima posizione proposta è la schiena, pancia (del bimbo) contro schiena (del genitore). Certamente la posizione storica e al contempo più comoda per i bambini grandicelli: dal punto di vista posturale, i pesi si sopportano meglio e più a lungo quando sono sulla schiena. Il messaggio che mando al mio piccolo sulla schiena è “mi fido di te, sei con me ma non ti vedo, sei libero di fare ciò che preferisci: puoi guardare dove vuoi, puoi dormire, puoi tirarmi i capelli o darmi i baci”: un messaggio davvero forte!

Una posizione da non utilizzare è Il fronte mondo (schiena del bambino contro pancia del genitore) è anti-fisiologico per innumerevoli motivi. In particolare, costringe il bambino ad inarcare in modo innaturale la colonna vertebrale (fisiologicamente fatta a C), lo espone senza filtri agli stimoli provenienti dal mondo esterno, non permette l’interazione diretta e visiva tra portato e portatore.

Scegliete sempre fasce e marsupi ergonomici e iniziate questa stupenda esperienza con i vostri bimbi!!

La nostra esperienza con il co-sleeping

Quando ancora ero in attesa di Sara, mi capitò di vedere una trasmissione in TV dove dei genitori avevano acquistato una culletta che si attaccava al lettone, senza la sponda da un lato. Pensai subito che sarebbe stata molto comoda per l’ allattamento dato che non mi sarei dovuta alzare da letto per prenderla. Devo dire che ho usato quella culla per i primi 8 mesi della bimba e ci è servita davvero tanto. La bimba era attaccata a me ma nel frattempo dormiva nel suo spazio e questa favoriva il sonno di entrambe. Una volta passati alla culla più’ grande abbiamo continuato con lo stesso sistema!! Tolta una sponda l’ abbiamo attaccata al letto !! Da un po’ di tempo pero’ Sara si intrufola nel nostro letto e a dire la verità a noi non dispiace!! Non abbiamo mai avuto paura di farle del male (anzi a dirla tutta chi prende calci e pugni nella notte siamo proprio noi genitori!), né tanto meno come tanti affermano “di viziarla”. Mi sono sempre detta, e così si è poi verificato, che rassicurandola fin da subito, facendole capire che i suoi genitori erano lì per lei ,avrebbe sicuramente poi dormito serena anche nella sua culla!
Molti sono i benefici del co- sleeping e vi consiglio vivamente di adottare questo sistema con i vostri ciccioli! Ecco perché:

 

 

1. Con il co-sleeping il bambino è più sereno
I bambini che dormono con mamma e papà, dicono gli studi, hanno più recettori per la serotonina, l’ormone del buon umore, mentre al contrario uno stress precoce, come quello generato dall’allontanamento dalla mamma, può far calare il numero di questi recettori.

2. In compagnia il piccolo dorme meglio (e anche i genitori!)
Quando il bambino viene lasciato da solo il suo ritmo cardiaco aumenta e si sveglia più frequentemente. Stare a contatto con la mamma, invece, migliora la qualità del sonno. E anche i genitori, che non sono costretti ad alzarsi, riescono a dormire meglio e la mattina si svegliano più riposati

3. Il co-sleeping riduce il rischio di morte in culla
Vicino a mamma e papà, i bambini passano più tempo nella fase 1 e 2 del sonno Rem, quindi hanno un sonno più leggero. Un fattore che secondo diversi studi può avere un ruolo di prevenzione nei confronti della morte in culla. Durante la fase Rem del sonno c’è una maggiore concentrazione di ossigeno nel sangue che rende più efficaci le reazioni di risveglio in caso di disturbi respiratori

4. Con il sonno condiviso dura di più l’allattamento
Chi pratica la condivisione del letto dorme di più e allatta più a  lungo. Quello di dormire nella stessa stanza o addirittura nello stesso  letto può essere una buona strategia per le madri che lavorano o che stanno per tornare al lavoro; almeno la notte potranno attaccare al seno il bambino, con grandi benefici fisici e psicologici, senza rovinarsi il sonno.

5. Dormire con mamma e papà rinforza le difese
Il sonno condiviso implica un numero maggiore di poppate notturne e quindi un maggior apporto di sostanze presenti nel latte materno, capaci di rafforzare le difese immunitarie del bambino. Inoltre se lo si nutre al seno, il sonno è regolato dall’azione di ossitocina e prolattina, ormone prodotto durante l’allattamento che aumenta la durata della fase Rem, quella in cui si sogna. In pratica la mamma avra’ un sonno più vigile, risvegli più frequenti e un riposo più sincronizzato con quello del bimbo.

CO SLEEPING IN SICUREZZA

Paradossalmente, più al bambino verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace, in seguito, di stare da solo. Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.
Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della “sicurezza interiore”.

L’esperienza di allattamento di una mamma ad “alto contatto”

Settimana mondiale allattamentoIn occasione della SAM (settimana mondiale per l’ allattamento) vi racconto l’esperienza di Olga una “mamma ad alto contatto

Ciao! Ti racconto la mia storia di allattamento. Sono napoletana, mamma di un bimbo di 13 mesi nato con un cesareo d’urgenza che, sono certa, poteva tranquillamente essere evitato. Vedo Simone dopo due ore, provo ad attaccarlo al seno ma piange disperato. Ero inesperta quindi non faccio pelle a pelle, lo tengo nella culla accanto a me, dormiente e sazio del latte artificiale che gli davano al nido. Simone in clinica non si è mai attaccato, sono riuscita dopo vari stratagemmi a farlo ciucciare. Dopo una settimana dal parto, tra miei pianti e suoi. Risolutivo è stato l’aver contattato una consulente de La Leche League che mi ha aiutato moltissimo e con la quale sono ancora in contatto. Simone è stato allattalo a richiesta sempre, autosvezzato e cresciuto ad altissimo contatto. Vive attaccato a me, tra fascia, marsupio e lettone…e stiamo bene così!

Ringrazio Olga per la sua testimonianza. Importante per lei è stato l’ intervento di una consulente della leache league, per cui se avete dubbi o siete all’ inizio della vostra esperienza di allattamento vi consiglio di contattare una consulente o un ibclc ( consulente professionista) nella vostra città, di sicuro saranno pronte ad aiutarvi.. Ci saranno di sicuro tanti eventi dedicati all’ allattamento questa settimana, cercateli nella vostra città e partecipate! Di seguito vi segnalo alcuni siti utili per la ricerca.
Ricordate: Non allatti se hai latte, ma hai latte se allatti!

Riferimenti: http://www.lllitalia.org
http://www.latteecoccole.net

Perchè ho deciso di essere una mamma “ad alto contatto”

Una mamma ad alto contattoHo scoperto di essere una mamma ad ” alto contatto ” quando ho letto alcuni articoli che parlavano di questa nuova filosofia. In realtà la stavo già mettendo in atto, non sapendolo. I tre principi fondamentali dell’ alto contatto sono questi:

  • I genitori “ad alto contatto” amano portare il proprio figlio legato al corpo grazie a marsupi e fasce. Oltre a favorire un contatto più diretto e intimo con la madre o il padre, l’utilizzo di fasce-marsupio aiuta il corretto sviluppo della colonna vertebrale del bambino.
  • Un allattamento prolungato: le mamme che aderiscono a questa filosofia, scelgono di proseguire l’allattamento al seno anche quando il bambino inizia ad avere alcuni anni. Altra prerogativa è quella di non imporre orari ma rendersi disponibili a sfamarlo in qualsiasi momento il bambino sia affamato. Naturalmente ciò non comprende il totale annullamento della madre nei confronti del bambino, ma solamente il mettersi a sua disposizione per soddisfare i suoi bisogni, non ancora inquadrati in delle logiche sociali a lui sconosciute e incomprensibili. Un atteggiamento decisamente controtendenza oggi, dove una mamma che allatta in pubblico desta ancora scandalo.
  • Il co-sleeping: in accordo con i papà, le mamme “ad alto contatto” scelgono di far dormire i bambini nel lettone dei genitori per molto tempo. Naturalmente, una scelta di questo può comportare delle problematiche per l’intimità della coppia, ma questa può essere vissuta in tanti modi. Ciò che ci si guadagna è regalare al proprio figlio una sensazione di sicurezza, proprio come quando era nel grembo materno. E per coloro che hanno paura che il bambino possa non abituarsi mai a dormire da solo nella propria cameretta, possiamo rispondere che alcune mamme hanno testimoniato che, all’improvviso, i propri figli hanno chiesto in maniera autonoma di andare a dormire da soli. Forse bisognerebbe dare più fiducia ai bambini.

Questa nuova filosofia “ad alto contatto” sembra una pratica non semplice da portare avanti, ma offre numerosi benefici, sopratutto per i nostri figli. Il contatto fisico è un elemento fondamentale per tutti quanti, specialmente per i più piccoli. In ogni caso alla base c’è il concetto più semplice e naturale del mondo: l’amore. Perché dobbiamo lasciar piangere nostro figlio quando potremmo prenderlo in braccio e dimostragli che tutto va bene? Io ho già’ fatto la mia scelta!

E voi mamme cosa ne pensate?

Consigli per la lettura: Besame mucho di C. Gonzales